Dai Laboratori LIB 2025 tenuti da Viviana Luz Toro Matuk

 

                                                                   Noi dialoghiamo pochissimo su tematiche

                                                                   che sono come il pane per noi.

                                                                  Simona

 

DIALOGHI SULLA VIVENCIA:

COME DOMANDE PREZIOSE PORTINO A RISPOSTE ALTRETTANTO PREZIOSE

 

  1. Vivo nel mio vivere quotidiano la Vivencia (Erlebnis-Vissuto)?
  2. La vivencia sono vissuti basilari, semplici del qui e ora o sono vissuti più intensi, come accade in biodanza?
  3. La vivencia è diversa dall’esperienza? Se sì, in cosa?

Premessa: mi hanno insegnato nel counseling che buone domande portano a buone risposte e allora recupero con piacere le domande emerse durante il secondo incontro del LIB 1 dedicato alla vivencia,  quelle  domande che hanno suscitato la ricerca di risposte personali.

E ne metto in luce le risposte emerse, evidenziando quei passaggi  chiave, capaci di  facilitare l’entrata in nuovi paradigmi di pensiero, di farmi indossare “nuovi occhiali”  per aiutarmi a pacificarmi, realizzarmi ed essere felice, per aiutare  le persone a pacificarsi, realizzarsi ed essere felici.

  1. Vivo nel mio vivere  quotidiano  la Vivencia (Erlebnis-Vissuto)?

Viviana: Noi siamo costantemente in vivencia.

NOI SIAMO COSTANTEMENTE IN VIVENCIA

“Tutto ciò che si ha sperimentato, percepito, contemplato, pensato, voluto, fatto o lasciato fare, si chiama vivencia-erlebnis-vissuto. Tali vivencia  sono il fondamento della propria esperienza quando si sa come trarne i risultati appropriati.”

(tratto Dal dizionario enciclopedico di Krug 1938, nei materiali Toro Matuk_LIB 2025)

Asuman: Tutti percepiamo in modo diverso.  Io nelle vivencia a volte arrivo anche a sentire tanto. E mi chiedo: la vivencia  deve essere controllata, regolata  o va vissuta liberamente, pienamente?

A volte mi rendo conto che va molto in fondo, mi tocca proprio…

Viviana:  Bella domanda. Non deve essere nulla che tu hai già pensato prima, se no non sarebbe vivencia, la vivencia è come è.

LA VIVENCIA È COME È, LA VIVENCIA È

Significa che se tu sei in un incontro con una persona e in quel momento ti viene in mente l’avvocato, lo psicologo etc,  quella è la tua realtà, quella è la tua vivencia.

La vivencia non deve essere, la vivencia è;  ciò che deve essere è invece  il contrario della vivencia.

È proprio la critica che Ortega y Gasset fa al razionalismo:  quando tu ci metti il pensiero, l’utopia, la tua immagine predefinita su come dovrebbe essere la vivencia ideale, quella non è più vivencia, è una forma.

Asuman: (Non è più vivencia ma forma) perché il pensiero inizia a comandare?

Viviana: Ti direi di cercare la piacevolezza…

CERCA LA PIACEVOLEZZA…

Alla fine Dilthey  sugli istinti lo dice:  “Tutto quello che ci serve fare, procurarci da mangiare, riprodurci,  lavorare, ci produce piacevolezza .  È incredibile come siamo così perfettamente studiati (creati) per accordarci al reale, all’ambiente. Comunque è il reale che conta nella vivencia non quello che dovrebbe essere.

È IL REALE CHE CONTA NELLA VIVENCIA

  1. La vivencia sono vissuti basilari, semplici del qui e ora o sono  vissuti più intensi, come accade in biodanza?

Simona:  Secondo me se qualunque esperienza la vivessi realmente nel qui e ora e realmente riuscissi a coglierne tutti i suoi aspetti starei costantemente in una vivencia.

(Nel quotidiano) non siamo consapevoli di essere in vivencia,  durante la biodanza invece accendiamo la nostra attenzione a quell’esperienza (vissuto)

ACCENDI L’ATTENZIONE AL VISSUTO

Per me è stato un apprendimento comprendere che cos’è la vivencia: finchè  non se ne fa esperienza, finché non la si percepisce, non si sa di cosa si sta parlando.

E  probabilmente qualcuno non l’ ha neanche ancora vissuta. Quindi è qualcosa su cui c’è un apprendimento per sensibilizzarsi.

APPRENDI PER SENSIBILIZZARTI

Poi,  lo dico a grandi linee,  da un punto di vista evoluzionistico il nostro cervello per ottimizzare e risparmiare energia si è organizzato in modo tale da escludere una serie di percezioni.  Se io fossi continuamente nella vivencia non riuscirei a fare le cose che “devo” fare.  A cui aggiungo un pensiero dalla psichedelia: nei momenti in cui il mio essere è capace di soffermarsi istante per istante in quello che io sto vivendo e quindi cogliere il particolare, non farei più niente, andrei lentamente.

È come se il nostro cervello fosse un po’ settato a fare l’esperienza ma educato a stare nella vivencia.

La vivencia ha una dimensione della percezione corporea.

LA VIVENCIA HA UNA DIMENSIONE DI PERCEZIONE CORPOREA, LA SENTI NEL CORPO

La sento nel corpo ed è una percezione diffusa, mentre quando sono nell’esperienza magari sono anche presente, cioè sto bevendo il bicchiere d’acqua e lo bevo, ma non ho quell’esperienza (vissuto) corporea di intensità.

Viviana: Io sono d’accordo con te su quasi tutto, se non che questi dibattiti li volevo lasciare aperti perché sono ancora aperti. Da un punto di vista filosofico è anche  il dibattito che c’è fra i lavori di Ortega y Gasset e Edmund Husserl.

Rolando quando ha delineato le caratteristiche della vivencia ha sottolineato la categoria  dell’intensità, e dell’intensità variabile. Per cui ci sono vivencia che noi sentiamo come esperienze (vissuti) normali che sono in realtà delle vivencia piene,  con tutta la loro legittimità di vivencia, soltanto con un’intensità ridotta, che ci permette di avere una capacità di interazione a più livelli, non solo con una sola persona.

La vivencia per noi, in biodanza,  è un vissuto di particolare intensità ed è quindi qualcosa di leggermente diverso da quello che è il flusso generale del vissuto delle esperienze quotidiane.

LA VIVENCIA È UN VISSUTO DI PARTICOLARE INTENSITÀ

Asuman: Pensavo alla vivencia di Biodanza e le vivencia della quotidianità durante la vita.

Penso che la differenza sia proprio in questo sentire fortemente l’intimità, dove si amplifica anche la coscienza, la sensibilità. Forse al di fuori della vivencia di biodanza una cosa simile, così intensa,  avviene quando fai l’amore.

Viviana: Anche fare l’amore ha molte intensità. Quando fai l’amore con uno o una che ti piace tanto tanto tanto è un alto grado di intensità, ma puoi farlo anche con un basso grado di intensità.  Io credo che anche chi fa sport a intensità  elevate,  in un momento di grande adrenalina, viva la vivencia.

La vivencia è proprio quella cosa in cui tu e il mare sei una cosa sola.

LA VIVENCIA È PROPRIO QUELLA COSA IN CUI TU E IL MARE SIETE UNA COSA SOLA

Tu e l’altro in quel momento (siete una cosa sola) perché non c’è la categoria del tempo e dello spazio, perché il tempo si fa solo presente.

DOVE IL TEMPO SI FA SOLO PRESENTE

E non stai cercando di anticipare niente con la tua volontà intenzionale, razionale, e stai lasciandoti essere, ti stai lasciando essere con diversi gradi di intensità

E TU  TI STAI LASCIANDO ESSERE

Sembra una magia ma non lo è:  è proprio la percezione del qui e ora, dell’essere.

Emanuela: Mi piace il concetto di intensità, credo davvero che il passaggio tra vivencia in biodanza e vivencia nel quotidiano sia legato all’intensità della percezione del vissuto, a quella capacità di fondersi con ciò che sta accadendo e sentirsi parte e tutto e a qualcos’altro che al momento definisco presenza di coscienza. Nel mentre accade sono presente come coscienza. 

2a. Posso portare l’intensità vivencial di biodanza nelle vivencia del quotidiano?

Roberto: Quando si parlava della vivencia, la percepiamo meglio durante una sessione di biodanza,  all’interno di questo sistema di “vivere insieme” dove  noi creiamo un ambiente arricchito e quindi riusciamo ad entrare più in contatto con delle situazioni profonde nostre personali e degli altri. Quindi si mettono in atto dei meccanismi che secondo me ritrovo solo nel bambino quando lui va a sperimentare, a conoscere la vita apertamente senza farsi troppi filtri e con la gioia di scoprire qualunque cosa accade.

LA VIVENCIA È NATURALE  NEL BAMBINO

QUANDO SPERIMENTA E VA A CONOSCERE LA VITA APERTAMENTE

Viviana: Caspita, hai detto due cose, una contraria all’altra. I bambini  spontaneamente hanno tutta una serie di eventi e noi invece per avere tutta quella serie di eventi abbiamo bisogno di un ambiente arricchito, pieno, iperstimolato, proprio come quello della biodanza. Da una parte loro sono in contatto con la realtà diretta, con il senso della vita, dall’altra Biodanza è proprio un ambiente arricchito.  E in più ti da quella possibilità di sentire le vivencie, come ha detto Simona.   Anche questo mi fa riflettere:  in Biodanza si sentono le vivencia dopo un po’,  e non è neanche detto.

Allora in effetti, e su questo come antropologa potrei fare l’avvocato del diavolo, c’è una costruzione di significati comuni. Noi insieme costruiamo questi significati e ci creiamo la realtà-vivencia attraverso tutta una serie di pratiche e questo mondo di ambiente arricchito.

Le pratiche sono le vivencia stesse: ripetizione di incontri, di movimenti segmentari del collo: tutta una serie di pratiche ripetute che portano ad una quantità di esperienza nel corpo che ci fa riconoscere che cos’è la vivencia.

LE PRATICHE IN BIODANZA CI FANNO CONOSCERE COS’È LA VIVENCIA

Queste pratiche ci aiutano a riconoscere la vivencia, che conoscevamo già quando eravamo bambini, come hai detto tu Roberto,  ma che ad un certo punto del nostro percorso abbiamo bisogno di tutta una serie di stimolazioni per riconoscerla nuovamente.

CI AIUTANO A RICONOSCERLA NUOVAMENTE

Emanuela: Tanto più esperisco la vivencia in Biodanza tanto più riesco a riattingervi nel quotidiano. La ripetizione non dell’evento ma della frequenza vivencial (diverso eppur simile) la rende ritrovabile intenzionalmente; posso attingervi, non  accade solamente ma posso anche attingervi.

E se la considerassi una frequenza, come nella musica?  Se fosse una frequenza allora posso attingervi e ricrearla, e nella ripetizione costante trasformarla in una attitudine, come direbbe la mindfulness.  Vivere in modo vivencial, vivere nella frequenza vivencial, che forse ha anche un suo preciso spettro di misurazione, chissà, integrando così le leggi fisiche con quello dello spirito.

PER VIVERE IN MODO VIVENCIAL

  1. La vivencia è diversa dall’esperienza? Se sì, in cosa?

“La vivencia (Erlebnis), è in un rapporto con l’esperienza (Erfahrung) in modo analogo a quello che le premesse implicite di un’operazione intellettuale hanno con il suo prodotto o  le diverse confuse fonti di apprendimento con la loro formulazione duratura nella coscienza, ha il carattere dell’intuizione.

(tratto Dal dizionario enciclopedico di Krug 1938, In Toro Matuk, materiali LIB 2025)

Viviana: L’esperienza (in questa definizione)  diventa il prodotto dell’operazione intellettuale, la sua rappresentazione, l’immagine già fatta, così come confuse fonti di apprendimento diventano formulazioni durature nella coscienza.

(Da questa lettura emergono le seguenti domande):

  • C’è differenza tra vivencia ed esperienza come qui descrive? Dove l’esperienza è qualcosa legato alla sua rappresentazione, immagine, alla  possibilità di descriverla e di farne qualcosa,?
  • Se siamo costantemente in vivencia, perché abbiamo bisogno di distinguere vivencia ed esperienza?
  • La vivencia precede l’esperienza?

Da un punto di vista filosofico nel dibattito fra Ortega y Gassè e Edmund Husserl, Husserl dice che noi possiamo mettere fra parentesi (bracketing * come Husserl chiamava questa operazione) il nostro vissuto, volontà e sentimento, E mentre mettiamo fra parentesi abbiamo quest’idea di esperienza,  e poi abbiamo la vivencia in cui non siamo fra parentesi ma siamo un tutt’uno con il resto. Ortega y Gasset sostiene invece che  questo concetto  “del mettere fra parentesi”  fa ritornare ad un pensiero razionalista, idealista, puro, separato dal corpo che invece c’è e che può avere la sua istanza, per cui per Ortega non può esserci separazione e noi siamo sempre in vivencia.

 E sempre secondo Ortega è Husserl  che non riesce ad uscire dal suo idealismo, dal razionalismo.

Monica: Riflettendo sul concetto di Esperienza e Vivencia è quasi come se nell’esperienza io fossi in un qualche modo colei che fa, che esperisce qualche cosa, quindi in un qualche modo separato da quello di cui faccio esperienza.

L’ESPERIENZA È QUALCOSA DI SEPARATO DA QUELLO DI CUI FACCIO ESPERIENZA

Mentre con la parola vivencia è come se questa separazione scomparisse e quindi io divento fusa con la vita e forse serve un’altra parola per descrivere questo tipo di esperienza, perché non sono più separata, non sono più soggetto Monica che fa esperienza di…  ma sono calata dentro.

Viviana: Hai verbalizzato molto bene quello che potrebbe essere una descrizione efficace per la distinzione. È proprio così. La vivencia: è quando non la pensiamo e quindi è quando siamo in grado di esserci pienamente, di abbandonarci pienamente ad essa.

NELLA VIVENCIA CI SEI PIENAMENTE, TI ABBANDONI AD ESSA

3a. C’è differenza tra vivencia ed esperienza?

Arianna.: La differenza, ammesso che esista, tra vivencia ed esperienza, direi  che la vivencia è qualcosa di più, è un di più.

Pensavo all’esperienza in relazione all’etimologia latina,  esperire, che è appunto mettere alla prova, provare. La vivencia secondo me aggiunge, arricchisce, riempie e quindi rende la vita viva, non solo esperibile.

LA VIVENCIA RENDE LA VITA VIVA, NON SOLO ESPERIBILE.

Viviana: L’esperienza mette alla prova e la vivencia è qualcosa di più, perché non è solo una prova, ma la vivencia integra, aggiunge. Qualcosa di simile l’ha detto anche Dilthey.

Arianna: Mi è poi piaciuto anche quando hai detto che l’esperienza può essere descritta, mentre la vivencia no, può solo essere vissuta.

* Bracketing: tecnica fenomenologica fondamentale per sospendere il “giudizio” o “atteggiamento naturale” sul mondo esterno (la sua esistenza oggettiva) per concentrarsi sull’analisi pura dell’esperienza cosciente (i fenomeni) come appare alla coscienza, mettendo tra parentesi le nostre assunzioni e credenze abituali. Non si tratta di negare il mondo, ma di “mettere tra parentesi” la sua realtà oggettiva per studiare il modo in cui si manifesta nella coscienza, analizzando la relazione tra l’atto di coscienza (noesi) e il contenuto percepito (noema).

3b. Se c’è differenza, se c’è un prima la vivencia e un dopo l’esperienza,  cosa rende la vivencia esperienza?

Emanuela: Per me la vivencia diventa esperienza quando vi si danno parole. Parole emozionate, vive, che la descrivono.  E ripenso alla fisiologia delle sinapsi cerebrali. Le sinapsi si generano perché il cervello è in grado di elaborare e imprimere il vissuto, tanto più un vissuto simile si ripete tanto più la sinapsi si consolida e si creano stabili reti neurali. (leggi di Hebb –  plasticità sinaptica).

Nella misura in cui io do parole ai miei vissuti genero un sacco di sinapsi, nello stesso modo in cui la semplice nozione collegata a molte altre diventa conoscenza.

La meraviglia per me sarebbe donare una riduzione fenomenologica all’esperienza al fine di trovarne l’essenza, che io chiamo insight.

E allora mi viene intuitivo  collegare  la vivencia all’insight che  diventa esperienza: un vissuto compreso dall’interno, un vissuto così profondo che si fa coscienza.

A volta mi accade dopo una vivencia, arrivano insight, comprensioni profonde, ed io mi sento più ricca, più in pace, più amante e desiderosa di donare.  E quando  oso donarli questi miei insight  mi sento totalmente appagata, nonostante la paura. E quando l’altro mi ringrazia o mi riconosce per quanto donato mi sento felice.

Conclusioni: La vivencia rende la vita viva, non solo esperibile (Arianna) ma noi dialoghiamo pochissimo su tematiche che sono come il pane per noi (Simona)

Mentre fare domande e cercare risposte apre a infinite riflessioni sulla vita.

Simona: Mi faccio una domanda e la lascio lì, appoggiata da qualche parte per te, per tutti.

Riconosco la vivencia? Imparo a riconoscere la vivencia o mi riconnetto?

Imparo a sentire qualcosa, ad ascoltarmi o a riconnettermi con una qualche parte di me dalla quale mi sono disconnessa e con la quale ero connessa da bambina?

Viviana: Con nuovi occhiali non c’è  dicotomia; riconoscere e riconnettersi si equivalgono. (ed io aggiungo imparare, scoprire, intuire si equivalgono).

Se la conoscenza passasse dalla vivencia riconoscerla andrebbe benissimo quanto  riviverla, riconnettersi, riacquisire dell’esperienza passata, perché le  esperienze passate ci costituiscono.

LE ESPERIENZE PASSATE CI COSTITUISCONO

I VISSUTI CI COSTITUISCONO

LE VIVENCIE CI COSTITUISCONO

Emanuela: E forse nella genesi attuale abbiamo il potere di cambiare e scegliere come desideriamo essere, come la vivencia ci invita ad essere e vivere, in relazione autentica.

LA VIVENCIA CI INVITA ALLA RELAZIONE AUTENTICA

Viviana: Noi continuiamo a generare realtà perché non facciamo che essere in un continuo meccanismo di feedback. Capaci di vivere l’irripetibile nel ripetibile.

NOI SIAMO IN UN CONTINUO MECCANISMO DI FEEDBACK.

CAPACI DI VIVERE L’IRRIPETIBILE NEL RIPETIBILE

Infine  vari autori ci dicono: per  accedere al vissuto dell’umano bisogna accedervi attraverso il vissuto e quindi la vivencia.

PER  ACCEDERE AL VISSUTO DELL’UMANO

BISOGNA ACCEDERVI ATTRAVERSO IL VISSUTO E QUINDI LA VIVENCIA.

Emanuela: Ma come  condividere questo vissuto senza un linguaggio  comune che ci consenta di capirci?  E allora forse ci sarà un giorno in cui la parola si integrerà nella vivencia, ne farà  parte e si comunicheranno le coscienze, le anime chissà…  o forse la vita sarà solo vivencia e non ci sarà bisogno di comunicarsi perché ci comprenderemo a priori, dentro la frequenza amorosa che la vivencia in biodanza suscita.

Viviana: Res dramatis… dramatis  deriva dal greco antico δρᾶμα (drama), che significa “azione”, “fatto compiuto”, e a sua volta viene dal verbo δράω (dráō), significa muoversi in scena…

L’uomo è proprio  questa FORZA DI MOVIMENTO, di essere agito, di essere concreto nel movimento, di essere reale: l’uomo non esiste perché pensa, ma al contrario pensa perché esiste.

L’UOMO NON ESISTE PERCHÉ PENSA, AL CONTRARIO PENSA PERCHÉ ESISTE.

Emanuela: E nel sistema biondanza “vivere la vivencia” è l’obiettivo del metodo quanto il metodo stesso, come lo stesso Rolando Toro descrive: “La vivencia è un’esperienza che tocca l’intera esistenza, ha effetti profondi e duraturi poiché partecipa l’organismo come totalità e induce il sentimento di essere vivi, trascendendo l’ego”

 

Concludo questo elaborato in modo corale, racchiudendo gli interventi di tutti in una chiave un po’ riassuntiva e poetica di quando condiviso insieme.

 

“CORALE SULLA VIVENCIA”

 

Fai come il bambino,

ritorna bambino:

la vivencia gli è naturale, lui sperimenta e va a conoscere la vita apertamente.

Cerca la piacevolezza, perché è il reale che conta nella vivencia,

accendi l’attenzione al vissuto,  

apprendi per sensibilizzarti,

ascolta il corpo, la vivencia ha una dimensione di percezione corporea, la senti nel corpo.

Le pratiche biodanza  ci  aiutano a riconoscerla nuovamente,

per vivere in modo vivenciale

Noi siamo costantemente in vivencia: la vivencia è come è,

 la vivencia è, ed è un vissuto di particolare intensità,

La vivencia è proprio quella cosa in cui tu e il mare siete una cosa sola,

dove il tempo si fa solo presente e tu  ti stai lasciando essere.

Se l’esperienza è qualcosa di separato da quello che stai vivendo, 

nella vivencia ci sei pienamente, ti abbandoni ad essa.

Le esperienze passate ci costituiscono, e sono fatte di vissuti, di vivencie, che  ci costituiscono tanto quanto.

 Puoi  accedere al vissuto dell’umano  solo attraverso vissuti, vivencie:

 l’uomo non esiste perché pensa, al contrario pensa perché esiste.

Noi siamo in un continuo meccanismo di feedback,   

capaci di vivere l’irripetibile nel ripetibile

e la  vivencia ci costituisce e ci invita alla relazione autentica,

La vivencia rende la vita viva non solo esperibile. 

E ciò che ancora non è chiaro è perché non è chiaro, non fatevi dei crucci. 

 

Buona vivencia a tutti

Viviana, Emanuela, Asuman, Simona, Roberto, Monica, Arianna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                    

Elaborato creativo del secondo incontro del primo LIB dedicato alla vivencia curato da Emanuela Bottaro integrando parti della relazione di Viviana L. Toro Matuk con i  contributi condivisi di Asuman Samyeli, Simona Zazzetta, Roberto  Mandrà, Monica Tironi, Arianna Vairetto.